Appello all’azione

L’emergenza COVID-19 mette in luce (rossa) la mancanza di tutela delle e dei sex worker – le nostre richieste devono essere ascoltate..

In Europa e in Asia centrale le lavoratrici e i lavoratori sessuali sono tra i soggetti più colpiti dalla pandemia di COVID-19. Il lockdown, l’isolamento e le restrizioni di movimento ci hanno  fatto perdere il lavoro, spingendo alcune/i di noi in strada e nell’indigenza, dove i rischi sono aggravati dalla pandemia. 

Poiché il lavoro sessuale è criminalizzato in misura diversa in tutti i paesi, la maggior parte di noi non ha potuto accedere alle tutele previste per molti altri settori, come le indennità per malattie e gli ammortizzatori sociali.

Le nostre comunità in tutta Europa denunciano l’esclusione sistematica dagli aiuti e misure di sostegno governative per adempiere al reddito mancante, e in molti contesti ci troviamo persino di fronte a un aumento di controllo e repressione da parte della polizia. Molte persone migranti senza documenti che lavorano nel settore non sono tutelate dallo stato e dai servizi sociali, mentre le persone trans e le persone non bianche subiscono atti di discriminazione e violenza estremamente alti .

In questo contesto, il Comitato Internazionale per i Diritti delle/dei Sex Worker in Europa (ICRSE) ha creato un sito Web per monitorare e documentare questa situazione e consentire la condivisione di informazioni tra gruppi di lavoratori e lavoratrici del sesso  e alleati  per supportare e amplificare le richieste del movimento delle e dei sex worker. Anche in questi tempi difficili, ci incontriamo attraverso le piattaforme online, ci sosteniamo a vicenda e rifiutiamo lo stereotipo della vittima che ci viene attribuito da così tanto tempo sia nel movimento sia dai governi abolizionisti.

Le nostre organizzazioni chiedono ai governi e alle istituzioni europee di sviluppare e attuare politiche basate sui fatti e sui diritti per includere e tutelare tutte le/i sex worker in questa crisi e nelle disastrose conseguenze che ne seguiranno. Sappiamo già che dopo la revoca della quarantena, un numero crescente di donne, di persone migranti e LGBTIQ entreranno nel settore, avendo perso il lavoro, accumulato debiti o  spinti in situazioni di vita precarie.

1. Ammortizzatori sociali e supporto abitativo

Noi sex worker, come ogni altra comunità, vogliamo sostenere gli sforzi nazionali per porre fine alla pandemia e rispettare le misure restrittive come l’auto-confinamento. Tuttavia, lasciati senza alcun reddito e sostegno, molti di noi dovranno continuare a lavorare per sfamare se stesse  e le nostre famiglie, pagare l’affitto e altre spese per vivere.

Chiediamo che tutte le lavoratrici e i lavoratori sessuali, ma anche altre categorie di  lavoratori informali e operatori sanitari e di assistenza non retribuiti o sottopagati, ricevano un supporto o immediato e di facile accesso. Questo reddito dovrebbe essere disponibile per tutte e tutti, indipendentemente dal nostro stato di immigrazione. Le organizzazioni di sex worker devono essere incluse nello sviluppo e nell’erogazione di questi fondi poiché i nostri collettivi e organizzazioni si trovano nella migliore posizione per fornire un sostegno in questa situazione di emergenza e con cui, la nostra comunità altamente stigmatizzata, ha costruito una relazione di fiducia molto forte.

Molte/i sex worker sono inoltre a rischio di perdere la casa: da una parte, , avendo perso la principale fonte di reddito e dall’altra, a causa della chiusura dei luoghi di lavoro, dove molti di noi abitavano. Chiediamo una moratoria sugli sfratti e un sostegno per chi ha problemi con l’affitto o con i pagamenti del mutuo, Inoltre, riteniamo che le opzioni di alloggio di emergenza debbano essere assegnate a coloro che hanno urgente bisogno, con una visione speciale per chi è a rischio di abusi o violenza domestica.

2. Moratoria su multe, retate, arresti e procedimenti giudiziari

La criminalizzazione e la penalizzazione del lavoro sessuale sono stati condannati dalle e dai sex worker, dalle organizzazioni per i diritti umani e per la salute pubblica in tutto il mondo. Nonostante sia dimostrato che la criminalizzazione e la repressione poliziesca triplichino la probabilità di subire violenze sessuali o fisiche per le/i sex worker e che le persone colpite abbiano il doppio delle probabilità di contrarre l’HIV e / o altre infezioni a trasmissione sessuale, siamo costantemente sorvegliati, multati, arrestati ed espulsi a causa del nostro lavoro, della condivisione di luoghi di lavoro o semplicemente per essere visibili nella società come migranti, persone non bianche, senza fissa dimora o persone LGBTIQ.

Nel contesto attuale, la criminalizzazione del lavoro sessuale deve cessare e la polizia deve invece indirizzare i gruppi più vulnerabili ai servizi sociali essenziali. Le persone arrestate e detenute per prostituzione e altre accuse non violente – compreso chi si trova in detenzione amministrativa perché migrante – devono essere immediatamente liberate. 

È inoltre essenziale una moratoria sulle sanzioni per coloro che non hanno i documenti non devono essere implementate o attuate  nessuna procedura di espulsione o rimpatrio. Devono essere implementate degli spazi sicuri tra immigrazione e servizi sanitari e sociali in modo che le persone possano accedere all’assistenza sanitaria e ai servizi essenziali senza alcun timore di essere multate o espulse.

3. Servizi sanitari

La salute delle lavoratrici e lavoratori sessuali è compromessa da vari fattori, tra cui la discriminazione e la criminalizzazione. Nelle precedenti epidemie, come per la crisi dell’HIV / AIDS, le sex worker, in particolare le persone trans e non bianche, sono state fatte capro espiatorio dalla società e dai media, definite come “untori o untrici”. L’attuale pandemia di COVID-19 aumenta notevolmente le vulnerabilità delle/i sex worker e li espone al rischio della propria salute, in particolare a causa della chiusura della maggior parte dei servizi per la collettività, del deterioramento della salute mentale in situazioni di indigenza e della diffusa stigmatizzazione.

Chiediamo che i messaggi relativi al COVID19 siano distribuiti alle/ai più escluse/i ed emarginati nella società, comprese le lavoratrici e i lavoratori sessuali, i migranti (senza documenti), persone nelle aree rurali e le persone LGBTIQ, in formati e in diverse lingue per essere più accessibili possibile. È priorità assoluta mantenere operativi i servizi per la salute sessuale e riproduttiva e l’assistenza sanitaria legata alla transizione delle persone trans e aumentare gli sforzi per raggiungere gruppi che vengono spesso trascurati nelle iniziative contro la violenza sessuale e di genere. L’accesso all’assistenza sanitaria preventiva e curativa, come ai test per COVID-19, deve essere garantito a tutti, con particolare attenzione ai gruppi più emarginati della società, indipendentemente dal loro status di immigrazione.

4. Una visione a lungo termine per l’inclusione delle/i sex worker: decriminalizzazione del lavoro sessuale, riforme economiche e regolarizzazione dei migranti

Come ha dimostrato drammaticamente la pandemia di COVID-19, l’Europa deve attuare cambiamenti sociali su larga scala per il bene delle persone più vulnerabili e per tutta la società più in generale. Mentre le misure dirette descritte sopra devono essere attuate senza alcun ritardo, sono necessarie anche riforme a lungo termine per porre fine a disuguaglianze disumane. 

Chiediamo che i/le migranti privi di documenti, comprese/i coloro che lavorano vendendo sesso, abbiano la possibilità di accedere alla regolarizzazione del loro status, sulla base di diversi fattori, sviluppati e implementati in collaborazione con le comunità di migranti e le organizzazioni di supporto. Chiediamo che tutti i/le residenti possano accedere a servizi di salute e ad altri servizi, ad alloggio e giustizia alla pari e senza alcun timore di arresti e espulsioni o criminalizzazione di chi fornisce un servizio. Riforme economiche, comprese le cure di base o il reddito universale, devono essere concepite e attuate per porre fine alla povertà che colpisce le donne, le persone LGBTIQ e altri gruppi emarginati. 

Dopo decenni di criminalizzazione e proibizionismo falliti, i governi devono finalmente introdurre la decriminalizzazione e del lavoro sessuale.

La pandemia mette in luce (rossa) la disuguaglianza scandalosa e l’esclusione sociale a cui sono sottoposte le lavoratrici e i lavoratori sessuali: solo ascoltando le/i sex worker stesse e attuando queste riforme cruciali sarà possibile proteggere la nostra salute e la nostra vita. 

Clicca qui per ottenere l’elenco dettagliato delle richieste delle riforme politiche.